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.Storia

Tratto dal Libro: "Taekwondo: la storia, le tecniche, l'evoluzione" di Martino Fumarola

 

Le prime testimonianze relative alla pratica di un’arte marziale simile al Taekwondo risalgono al 50 a.C., durante la dinastia Koguryo. In quei secoli la moderna Corea era composta da diversi regni, quasi tutti in lotta tra loro: la dinastia Silla, probabilmente la più famosa, fondata nel 57 a.C. nella pianura denominata Kyongju, la dinastia Koguryo, fondata nel 37 a.C. nella valle del fiume Yalu (comprendente Manciuria meridionale e Corea settentrionale), la dinastia Paekche, che occupava il bacino del fiume Kum, succedute poi dalla dinastia Koryo (da cui deriva il nome stesso della Corea) e dalla dinastia Li Cho Sun. Ritrovamenti di statue in  pietra raffiguranti guerrieri  in atteggiamenti “marziali”, unitamente a documenti e graffiti rinvenuti in alcune tombe grazie a scavi archeologici risalenti ai primi anni del 1900 ci consentono di affermare che il Taekwondo è tra le arti marziali più antiche del mondo.

 

LE DINASTIE

 

Koguryo e Silla

 

L’analisi storica di questi due regni non può, per quello che ci riguarda, essere condotta in maniera separata. Si narra, infatti, che nei primi anni dei due regni in questione il re Gwanggaeto, 19° reggente della dinastia monarchica di Koguryo, spedì cinquantamila soldati nel piccolo regno di Silla, sottoposto al continuo attacco da parte dei pirati giapponesi denominati Wako. E’ in quel periodo che viene insegnato un tipo di lotta senza armi, denominata Tae Kyon. Molto utilizzati erano i calci in volo, necessari per mettere fuori combattimento i cavalieri nemici, disarcionandoli. Secondo altri, invece, fu proprio lo spirito di sopravvivenza di Silla, meno potente e più piccolo rispetto ai regni Koguryo e Paekche, a dar vita al Tae Kyon. Tutto ebbe inizio nel VII secolo, quando la situazione politica si aggravò in seguito all’attacco della Cina nei confronti del regno Koguryo. Secondo la storia gli abitanti di quest’ultimo furono in grado di respingere l’assalto attraverso un agguato di proporzioni gigantesche. Fallito l’attacco la Cina si ritrovò ad affrontare problemi interni e qualche anno dopo la dinastia regnante nel grande stato asiatico si estinse, lasciando il posto alla dinastia T’ang. Contemporaneamente morì il re di Koguryo. Dopo qualche anno di pace tra i tre regni coreani (con la Cina alla finestra) le ostilità ripresero in maniera imponente. A Silla, intanto, il re Champ’yung moriva lasciando il trono alla propria figlia Song-duk, che ben presto si mostrò degna del padre, governando con intelligenza e modi gentili. I tre regni, tuttavia, erano costantemente in un clima bellico e l’imperatore cinese Kao-tsu, incerto sull’alleato da affiancare, continuava ad attendere il momento opportuno per subentrare nel conflitto. I dubbi sull’alleato vennero sciolti proprio dalla regina, Song-duk, che inviò i suoi migliori giovani guerrieri in Cina per apprendere le arti marziali e le migliori tecniche di combattimento. Questi erano stati addestrati per apparire sempre umili nei confronti dell’imperatore e contestualmente volenterosi. Una volta tornati in patria la regina Song-duk decise di aprire le scuole di arti marziali dove i guerrieri Hwarang avrebbero insegnato ai civili lo T’ang-shou (in onore della dinastia T’ang e del suo imperatore che ne aveva aveva insegnato le tecniche). Il maggiore interprete di questa arte, la cui traduzione significa “mano di T’ang”, fu il monaco Myoch’Chong, protagonista di tutte le leggende marziali coreane. Sempre secondo la leggenda i guerrieri coreani, durante i combattimenti, si posizionavano in piedi sulla groppa del proprio cavallo e balzavano sull’avversario, che veniva colpito da numerosi calci volanti accompagnati da urla. Grazie anche a questi episodi Silla diventò lo stato più potente dei tre e nell’arco di venti anni riuscì ad unificare la penisola coreana nella Grande Silla. Il T’ang-shou si unì al Tae kyon, diffondendosi e sviluppandosi nella popolazione civile per oltre 300 anni. Ad apprendere e a diffondere per primi questo modo di combattere, in una ipotesi storica o nell’altra, furono dunque i giovani del regno di Silla, divenuti famosi con il nome di Hwarang.

 

I guerrieri Hwarang

 

La salvaguardia dell’ unità ed integrità del regno di Silla fu dunque la motivazione che spinse all’apprendimento dell’originario Taekwondo i giovani dell’epoca. In realtà la casta dei Hwa Rang, che rispondevano al codice etico Hwarang Do (definito come la via della fratellanza tra gli uomini o via della virilità rigogliosa), era composta soltanto dai giovani di famiglie reali. Questa casta nacque inizialmente come accademia militare proprio per la nobiltà del Regno di età compresa tra i sedici ed i venti anni. Addestrati a divenire capi, i guerrieri Hwarang non fermano la loro preparazione solo al Tae Kyon. Storia, filosofia, etica, morale buddista, equitazione, tattica militare, scherma, tiro con l’arco sono le ulteriori discipline che un nobile di Silla doveva conoscere. A loro vengono affidati i cadetti, chiamati Nangdo.

Come in ogni società guerriera che si rispetti gli Hwarang dovevano rispondere a principi ed a regole ferree, stabiliti dal monaco buddista Wonkang. Quest’ultimo fondò cinque regole fondamentali:

1.      Fedeltà al tuo Paese;

2.      Obbedienza ai genitori;

3.      Lealtà verso gli amici;

4.      Non ritirarsi mai in battaglia;

5.      Non uccidere ingiustamente.

Queste regole, ben presto, ebbero una evoluzione ed attualmente ne possiamo enumerare undici:

1.      Fedeltà al tuo Paese;

2.      Rispetto dei genitori;

3.      Fedeltà alla tua sposa;

4.      Lealtà verso gli amici;

5.      Rispetto per i tuoi fratelli;

6.      Rispetto per gli anziani;

7.      Rispetto per i tuoi insegnanti;

8.      Non uccidere ingiustamente;

9.      Spirito indomabile;

10.  Fedeltà alla tua scuola;

11.  Termina ciò che inizi.

Tra il 660 ed il 900 d.C. ebbe inizio la diffusione massiccia del Tae Kyon all’interno della penisola, favorita dall’unificazione dei tre regni nella c.d. Grande Silla (l’attuale Corea) grazie all’opera del famoso generale Kim Yu Shin nel 668. I nobili Hwarang iniziarono ad intraprendere viaggi in tutto il territorio peninsulare, trasmettendo le loro conoscenze. Ben presto anche la popolazione non guerriera si appassionò e nelle sagre e nelle feste di paese c’erano spesso competizioni e gare tra i migliori atleti di Tae Kyon.

 

La dinastia Koryo

 

A causa delle lotte interne tra fazioni e della corruzione dilagante il regno di Silla iniziò ad indebolirsi. Nel 918 d.c. il ribelle Wang Kyon fondò a Songdo (attualmente denominata Kaesong) un nuovo stato chiamato Koryo. Nel 936 il regno di Silla fu definitivamente sconfitto. Il re T’aejo, primo sovrano della dinastia che ha dato il nome alla stessa Corea, decise tuttavia di “adottare” i migliori ed onesti funzionari di Silla, ai quali affidò compiti di responsabilità all’interno del governo. Tutte le arti marziali, in quanto patrimonio del regno, furono incentivate anche in virtù delle numerose battaglie che lo stesso regno fu costretto ad affrontare. Nell’epoca Koryo, infatti, si riuscì ad espandere la frontiera settentrionale fino ai confini dell’attuale Corea del Nord con la Cina, territori un tempo occupati da Koguryo. Queste battaglie provocarono non pochi problemi alla popolazione, che fu spesso sottoposta ad attacchi da parte dell’esercito mongolo. Durante la dinastia Koryo ed in particolare sotto la reggenza del sovrano Uijong il Tae Kyon mutò il proprio nome in Subak o Soobak.

 

La dinastia Yi (o Choson)

 

Alla fine del XIV secolo le vicende politiche della Corea si ritrovarono nuovamente collegate a quelle cinesi, dove la dinastia dei Ming prese il potere a scapito della popolazione mongola. L’allora generale coreano Yi Song-gye, favorevole ai Ming, si rivoltò contro la corte filo-mongola e decise di fondare nel 1932 un nuovo regno in patria, che venne denominato Choson. La capitale fu trasferita a Hanyang (attuale Seul) ed il credo buddista fu sostituito dal confucianesimo. Durante questa dinastia, durata sino ai primi anni dello scorso secolo, il Subak fu dapprima considerato una tradizione popolare (vennero scritti addirittura dei libri) e poi messo al bando durante le lotte di potere che costituirono preludio all’invasione giapponese del 1909. Il regno Choson, come i precedenti, non riuscì a vivere periodi pacifici a causa  delle continue invasioni giapponesi e Manciù. Durante tale periodo, tuttavia, venne inventato l’alfabeto coreano e venne dato grande impulso alla scienza ed alla cultura. Contemporaneamente la Corea veniva definita regno eremita a causa del rigoroso isolamento nel quale si era chiusa, così come eremita era divenuto il Subak, insieme a tutte le altre arti marziali, la cui tradizione venne mantenuta all’interno dei grandi monasteri buddisti presenti sulle montagne coreane, dove i migliori maestri si erano rifugiati.

 

Storia contemporanea del Taekwondo

 

 Nel 1909, dunque, la Corea fu occupata dal Giappone ed ogni cultura e arte autoctona fu bandita. Durante tale occupazione, durata quasi quarant’anni, il Subak continuò a sopravvivere, anche se i maestri, in gran segreto, apportarono modifiche provenienti dalle altre arti marziali orientali, modificando l’originale tecnica. Il risultato fu catastrofico, in quanto ogni scuola iniziò ad affermare e a rivendicare come proprio l’originale stile Subak. Nacquero numerosi Do Jang, i cui litigi impedirono la nascita di una federazione nazionale ma non l’introduzione del Subak nell’esercito, avvenuta nel 1946. Le  scuole maggiori (Chung Moo Kwan, Mooduk Kwan,  Yunmoo Kwan, Chung Do Kwan, Oh Doo Kwan, Song Moo Kwan, Chi/Ji Do Kwan ) cercarono una mediazione per formare un’associazione unica, ma il processo fu interrotto allo scoppio della guerra di Corea, nel 1950. Durante i tre anni di guerra i soldati americani, presenti sul territorio, iniziarono ad imparare quello che loro definivano il  “karate Coreano”. Nel 1955 nacque il Tae Soo Do, disciplina che univa tutti i Kwan, grazie anche alla mediazione del generale Choi Hong Hi, il quale aveva fondato un nuovo stile, denominato Chang Hun. Nel 1957 il Tae Soo Do trasformò il proprio nome in Taekwondo, più vicino all’antico nome Tae Kyon. I soldati americani, tornati in patria con la cintura nera, aprirono palestre e scuole, facendo diventare molto popolare questa disciplina marziale coreana. Intuito l’alto potenziale di spettacolarità, gli occidentali trasformarono queste arti in competizioni sportive, attraverso l’introduzione di regole precise. Molti vecchi maestri coreani non furono felici di vedere il loro passato trasformato in sport e quindi business, rifiutandosi di appoggiare le nuove associazioni mondiali che nascevano. Sempre dopo la guerra di Corea il Taekwondo fu ufficialmente riconosciuto dal Governo Coreano e nel 1972 fu fondata la Federazione Mondiale di Taekwondo, con quartier generale al palazzo Kukkiwon di Seul.

 

 

Il Taekwondo in Italia

 

Lo sport coreano giunge in Italia circa trent’anni fa, grazie all’attuale presidente della FITA, il Maestro Park Sun Jae. Le prime scuole sorgono nel centro-sud della penisola, stimolando la nascita di una federazione, che vide i natali poco tempo dopo. La FITKD (Federazione Italiana Taekwondo) si affilia alla ITF, raccogliendo i primi risultati positivi ai mondiali di Montreal nel 1974, dove gli azzurri conquistano il primo posto. Ma la strada politica non è ancora definitivamente tracciata. L’anno dopo, infatti, il Taekwondo italiano e mondiale si interroga sul suo futuro, messo in dubbio dalla presenza di un’altra federazione, la WTF, che sembra avere regolamenti più consoni alla disciplina marziale coreana rispetto alla ITF. Il movimento che ruota attorno al Taekwondo rimane diviso: alcuni preferiscono la novità rappresentata dalla WTF, tra cui il Maestro Park, altri non lasciano la via vecchia per la nuova. La decisione del Presidente si rivela azzeccata. La WTF, affiliata alla GAISF, ben presto verrà riconosciuta dal Comitato Olimpico Internazionale, una svolta che segnerà il futuro del Taekwondo. In Italia, intanto, il movimento politico è in continua evoluzione. Obbligata ad essere riconosciuta ufficialmente dal rispettivo comitato olimpico nazionale, nel 1980 la FITKD si scioglie ed i suoi membri entrano a far parte della FIKDA, costituendo un “settore Taekwondo”. La FIKDA, unica struttura riconosciuta associata alla FILPJ, cambia la propria denominazione nel corso degli anni ottanta, diventando FIKTEDA. Ma le divisioni con il settore del Karate diventano ben presto chiare ed evidenti dopo il buon risultato del Taekwondo italiano ai Giochi di Seoul del 1988, che costringe il presidente della FILPJ ad appoggiare la candidatura del Maestro Park alla guida della FIKTEDA, tra le ovvie proteste dei “politici” del Karate. Da questa inevitabile dicotomia nasce la FITA e poi la FITAK, con a capo proprio il dr. Park Sun Jae. Il Taekwondo, intanto, continua la sua crescita a livello mondiale, partecipando  alle Olimpiadi di Barcellona nel 1992. La definitiva consacrazione arriva nel 1994, al Congresso di Parigi, dove i membri del CIO decidono l’inserimento del Taekwondo tra gli sport olimpici ufficiali a partire dalle Olimpiadi di Sydney 2000. Il Karate punta ad una unione con la FILPJ e la ottiene, mentre il Taekwondo si lancia definitivamente verso la totale autonomia dalle altre discipline marziali, consapevole della forza e della credibilità raggiunta. Nasce così la Federazione Italiana Taekwondo (FITA), che nel 1995 viene riconosciuta come disciplina associata direttamente al CONI. Il resto è storia nota, compresa la delusione azzurra di Sydney e gli importanti sviluppi politici e burocratici della FITA, con l’ulteriore scisma che provocherà la nascita della Federtaekwondo e le prestigiose partecipazioni del Presidente Federale Park Sun Jae al Consiglio Nazionale del CONI. 

 



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